Transumanza a Hortobàgy

Transumanza a Hortobàgy

Dai tempi antichissimi, il 23 aprile, il giorno di San Giorgio, rappresenta l’evento più atteso dei pastori.

Transumanza a Hortobagy

 

Si tratta della transumanza del bestiame il quale con l’arrivo della primavera finalmente può transitare dalle stalle invernali ai pascoli aperti, dove resteranno fino a ottobre.

L’Hortobàgy per eccellenza è il pascolo più rinomato d’Europa, con i suoi 81 mila ettari di prato erboso. Qui nel 1880 si contavano quasi 18 mila capi nelle mandrie delle vacche e dei cavalli, 28 mila pecore e 9 mila maiali.  L’allevamento del bestiame è sempre stata l’economia primaria della zona. Nel medioevo, i bovini allevati nelle praterie ungheresi erano la merce più ricercata alle fiere dei paesi europei, dove un tempo ci arrivavano condotti a piedi.

Il lavoro del Pastore però non è come potrebbe pensare uno che vive in città: il pastore non è un poveraccio o un emarginato poichè la comunità sceglieva con cura a chi affidare i propri “beni” più preziosi e in caso di perdita il pastore rispondeva con tutta la sua proprietà. I pastori hanno sempre rappresentato una casta importante e il lavoro si tramandava da padre a figlio e dovevano SAPERE TUTTO della vita, oggi potremmo chiamarli SURVIVOR.

Il pastore era tenuto ad accudire centinaia di animali nella Puszta, cambiare pascolo all'occorrenza, trovargli acqua a sufficienza, badare che questi non si perdessero o non venissero portati via da lupi o malviventi. Dovevano sapere curare le varie malattie, infezioni, incidenti con i pochi mezzi che avevano a disposizione, infine riportare gli animali ai loro padroni sani, ingrassati a sufficienza, possibilmente qualche cucciolo in più.

Il montone all'asta

In tutto questo periodo il pastore viveva da solo, nell’immensa Pianura Ungherese, poteva tornare a casa dalla sua famiglia solo ogni altra settimana. Era a conoscenza di ogni tattica di sopravvivenza: come sopportare le intemperie della natura, costruirsi una capanna e farsi da mangiare.

I pastori hanno conservato non solo il know-how della vita dura ma affascinante della campagna, ma hanno dato un importante contributo all’arte popolare. Nel loro tempo libero si dedicavano a preparare ritagli sui bastoni, cantare e ballare.

L'eredità della cultura pastorizia si può rintracciare perfino in cucina: il piatto ungherese più conosciuto nel mondo il GULYAS, letteralmente vuole dire "PIATTO DEL MANDRIANO" e questo piatto a base di carne di bovino adulto spesso volentieri viene ancora cucinato in un grande calderone appeso su un trepiedi sopra il fuoco all'aperto.

Gulyas, il piatto dei mandriani

L’Hortobagy, questa immensa steppa dove l’orizzonte viene interrotta solo da qualche albero, dal braccio del pozzo a bilanciere e dalle semplici costruzioni dei pastori, è il primo parco nazionale ungherese che è censito tra i luoghi Patrimonio Culturale Unesco, dove l’uomo convive con la ricchezza della natura in piena armonia da migliaia di anni, senza aver mai modificato l’ambiente. Su questi pascoli oggi lavorano ancora 200 pastori con 9000 bovini, 50 mila pecore, 400 cavalli e 200 bufali.